Guarda “Franco Battiato – L’ombra della luce” su YouTube

Insegnami ” a non sprecare il tempo che mi rimane” e a capire quando sarà brutto, per poterlo meglio attraversare.

Ascolto “L’ombra della luce”  di Franco Battiato, che oggi compie 72 anni. 

Nella giornata mondiale della meteorologia, si ritorna a discutere su come “capire le nubi”, i migliori  satelliti. 

Fuori c’è il sole. Io però mi sento ‘nuvolosa’. Si può dire? 

Di pianti, pericoli e polpette di patate!

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“La condizione umana è così ricca di dolori e gioie, che non si può affatto tenere il conto di ciò che una coppia di sposi debbano l’un l’altro. È un debito infinito, che può venir compensato solo con l’eternità. Alle volte può essere scomodo, lo credo bene, ed è  appunto giusto che sia così. Non siamo forse anche sposati con la nostra coscienza di cui spesso ci libereremmo volentieri, perchè è tanto più scomoda di quanto possano mai riuscirci molesti un marito o una moglie?” Goethe

Stamattina il risveglio è stato ancora più faticoso. Notte bianca. Magari fosse stata spesa per andare in giro per la città, tra i musei, specchiandosi per le vetrine dei negozi che superstiti sfidano la crisi. No.

Sono rimasta sveglia per via di Lorenzo. Ha piagnucolato tutta la notte e non riuscivamo a capire il perché.

Pulito il nasino, il pannolino. Poi goccine per il pancino, poi ruttino… interrompendo i suoi “mamm…mamma…maaa…” con ripetuti tentativi di dargli il ciuccio, addormentarlo passeggiando, il tutto con la collaborazione di un papà speciale: il mio partner collaborativo, per fortuna!

Sono stanca. E l’ho capito ancora di più quando mi sono resa conto di aver commesso un errore. Una mancanza.

Ci siamo. Anch’io sono umana. E qualche volta piango. Il pianto è catartico. Del resto apri i rubinetti per pulire qualcosa sotto il getto, e io piango anche per lavarmi l’anima, non solo davanti alle scene commoventi e alle cipolle.

Piango per cercare di lavar via gli errori. I miei limiti. Le macchie più ostinate sulla coscienza.

C’era una sola cosa a cui non ho riflettuto stanotte, e per questo tre soggetti non hanno dormito.

Il bambino aveva fame!

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Tale e quale a sua madre, ha sempre fame, e non ha smesso di mangiare alle tre di notte, neanche adesso che sta per compiere un anno!

Era intuibile, ma ero troppo stanca.

A nessuno piace fallire.

Per questo proliferano i sensi di colpa e di inadeguatezza, me ne vergogno un po’.

Adesso analizzando questa defaillance, posso dire che a parte il sonno e lo stress, non è successo nulla.

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Mio figlio cresce bene, è accudito, nutrito, allegro, giocherellone. Osservo i suoi progressi con meraviglia e mi nutro della gioia che mi regala.

Eppure per una mamma è facilissimo entrare in paranoia. Già perché non c’è peggio di essere coscienti di commettere un errore sull’altro!

Sento di aver ‘fallito’ e mi sento pure in colpa di essere umana, di avere dei limiti di resistenza.

Predico bene e razzolo male!

Io che ho sempre incoraggiato le amiche, le altre mamme, non sono utile a incoraggiare me stessa.

Mi sento sprofondare nel tunnel che lo stesso tubero scava per farsi spazio nella terra, appigliandosi alle radici. Adesso non fate ambigui paragoni con il tubero più famoso, per favore.

 

Perché mi sento una patata lessa, ridotta a purè e fritta. Una crocchetta. Dalla scorza croccante e morbida dentro.

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Per fortuna c’è sempre l’abbraccio dell’uomo che ho accanto. Il suo abbraccio è la mia terapia.

 

L’ho capito subito al primo appuntamento. Non ci siamo baciati. Mi ha chiesto di abbracciarci e mentre lo faceva mi diceva:

“tu non desideri avere un abbraccio dove rifugiarti? Un abbraccio da poter chiamare casa?”

A quell’appuntamento ho capito che avevo di fronte il pericolo.

Il pericolo di ricadere vittima dei miei desideri.

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Sì, perché tutte le donne vogliono credere di aver incontrato l’uomo giusto, quello che ti fa perdere la testa, che non ti fa capire più nulla, se sei sveglia o stai sognando. Se è tutto vero, o te lo sei inventato per la necessità di sopravvivere alla solitudine. Eppure capii, che io quel pericolo volevo correrlo e non mi importava più se correndo mi fossi sbucciata un ginocchio, il cuore o fratturata l’anima.

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Non mi importava nient’altro che stare insieme. Insieme.

Per avere quell’abbraccio che i gallesi chiamano “cwtch” una parola impronunciabile ma che definisce il gesto.

La stretta forte di due braccia che ti amano e che ti fanno sentire al sicuro. 

Come a casa. L’abbraccio dell’amore.

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Felicità

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“La felicità è un’opera d’arte.

È un cuore che batte,

una voce che trema,

una persona che ama.

 

È  un sorriso diverso,

un pianto commosso,

una risata convulsa.

 

È la mattina col sole,

la sera che piove,

la fatica e il riposo.

 

È il sogno confuso

il risveglio col muso

un fiore reciso.

 

È una mano che sfiora,

un bacio che vola,

è  la primavera,

ancora!”

 

Anna Agata Mazzeo

 

 

Marzo: Ti fidi di me?

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E’ facile amare qualcun altro, ma amare ciò che sei, quella cosa che coincide con te, è esattamente come stringere a sé un ferro incandescente: ti brucia dentro, ed è un vero supplizio. Perciò amare in primo luogo qualcun altro è immancabilmente una fuga da tutti noi sperata, e goduta, quando ne siamo capaci. Ma alla fine i nodi verranno sempre al pettine: non puoi fuggire da te stesso per sempre, devi fare ritorno, ripresentarti per quell’esperimento, sapere se sei realmente in grado d’amare. E’ questa la domanda – sei capace d’amare te stesso?

Carl Gustav Jung

Sbuccio un mandarino, il primo che mangio dopo un inverno, forse sarà anche l’ultimo, per quest’anno. Mi ricordo quanti ne mangiavo da bambina. Facevamo a gara a chi ne aveva mangiati di più. La buccia si toglieva senza alcuna fatica, quasi restava integra mentre spicchio dopo spicchio ne mangiavo 3, 6, ma anche 10. Il succo fresco e dolce era irresistibile, così solo dopo un mal di pancia mi accorgevo che forse ne avevo mangiati troppi, forse i mandarini mi avevano fatto male.

Che poi mi chiedo ancora: come può una cosa buona farti male?

Credo che questa resti una delle domande esistenziali a cui non troverò risposta.

Mia nonna mi rispondeva: “ anche le cose buone se esageri ti fanno male”

Io non lo capivo e non la capirò forse mai. Resterà un mistero, come certe somme algebriche e problemi di geometria, che non ho mai capito e risolto.

A distanza di anni sono riuscita a sbucciare un mandarino, liberarlo dalla scorza e farlo sembrare ancora integro. Sembrare integri. Ecco come mi sento.

L’esterno integro e l’interno consumato. Forse anche nella forma somiglio alla scorza del mandarino: tonda e crepata.

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Febbraio è stato troppo faticoso. Tra stanchezza, baci, abbracci,  le gattonate insieme al mio piccolo, le incazzature per le notti in bianco e ancora gli articoli scritti per il giornale, mentre stavo appesa alle lancette e supplicavo inutilmente il tempo di non passare! Fortuna che è passato.

A febbraio ho trovato parecchie scuse per non mettermi a dieta: fa freddo, c’è san Valentino, i cioccolatini, carnevale, ho da fare e non posso star lì a pesare tutto… Sono una procrastinatrice seriale e speciale, nel senso che rinvio in continuazione e specialmente rinvio me stessa. Ogni giorno guardandomi allo specchio mi dico: “vediamo se oggi riesco a ritagliarmi un’oretta per occuparmi di me, facciamo che dopo il secondo caffè mi occupo di me”

Poi si fanno le 12, sono ancora in alto mare, c’è Lorenzo che reclama da mangiare, dunque mi rispondo:

“No, guardi ripassi un altro giorno, perché il Capo non c’è!”

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Non mento a me stessa.

Il Capo o ‘la capa’ non c’è. Non c’ho la testa, l’ho persa nella mole di cose da sbrigare!

Ad ogni modo il procrastinare ha sempre i giorni contati.

Prima o poi, arrivo a decidere di indossare la tutina da Wonder Woman e affrontare tutto.

Incluso il parrucchiere.

 “Dimmi cara, come li facciamo?”

Strani. Tanto diventeranno sempre strani, come quegli estranei che non sai come gestire. Pensa, che io farei come Claudia Gerini nel film Sono pazzo di Iris Blond.

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Io li taglierei da sola, così come viene, e comunque il taglio che ha lei nel film mi piace.

“Ho capito, ti faccio un taglio M’ama non m’ama…”

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…Guarda che San Valentino è passato. Trascorso bene, tra cuori, regali, fiori e cioccolatini!

“Lascia fare all’artista, fidati!”

Ecco una parola che la gente spreca più dell’acqua: fiducia.

 

Fidati!

Secondo me è l’invito più diffuso sulla faccia della terra. Quello che si dovrebbe declinare a prescindere, o quanto meno rinviare a data da definire.

Ma come si fa? Dopo tutte le badilate prese e quelle mai restituite?!

Ti fidi di me?

No, cioè Sì… Forse. Boh!

“Ricorda di non contraddire mai chi ha una forbice, un bisturi o un coltello dalla parte del manico”, mi sussurrava la saggezza.

Io che ho imparato a non fidarmi di me come faccio a fidarmi di un altro?

E il punto è proprio questo. Hai commesso un errore fondamentale: non credere in te stessa!

Chissà perché i parrucchieri, i migliori parrucchieri, ne sanno una più di Freud, secondo me invece di studiare “ segreti, acrobazie e pozioni magiche per capelli indomabili” divorano interi tomi e trattati di psicologia, altrimenti come si spiega il fatto che sembrino possedere doti da chiaroveggente?!

Ho sfoderato un brandello di coraggio, se non altro per dare un senso all’attesa e non perdere la faccia con mio figlio che aspettava paziente e curioso.

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E’ incredibile come tre figli e la routine risucchino tutta l’energia e qualunque barlume di ciò che eri prima. Come le notti insonni ti facciano dimenticare anche come ti chiami e chi sei. E’ incredibile presentarsi allo specchio e pretendere una risposta confortante quando le occhiaie arrivano alle pantofole.

Quando al mio: “… chi è la più bella del reame?”

Lo specchio fa scena muta e l’immagine riflessa sembra dirmi: chi sei tu? che vuoi da me?!  Ma vatti a fare una dormita, va!

Alla fine, non so se erano più lucidi i capelli o gli occhi. Luminosa e illuminata, lo specchio mi restituiva una me che mi piaceva. Ci siamo quasi. Quasi mi riconosco. Avevo dimenticato che il tempo per se stessi non va mai trascurato, perché di tutto l’amore di cui siamo in grado, quello per sé è il primo che va coltivato.

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Forse è tempo di seminare un po’ di fiducia, anche se marzo è pazzo. Crescerà insieme alle margherite, correrò il rischio di dover estirpare ortiche, di ridere con il sole e piangere sotto l’ombrello…

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“Tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta d’ombra e di luce” Tolstoj

Sogni nel cassetto e calzini nel…

Dottoressa Maya

21422f2be6969f859970f24548d30302Il mio Pc vuole 5 minuti buoni per avviarsi mentre io nell’attesa cerco altrettante ragioni per cui farlo.
L’infelicità non esiste, è solo un’occasione camuffata da problema. Ripeto questa frase a me stessa, per darmi una motiv… azione <<‘nghueee!!! ‘nghueeee!!!!>>
E’ Lorenzo che strilla. Buongiorno mondo.
Si è appena svegliato. Che tempismo! Ha fatto prima che il pc! L’infelicità non esiste… calma. Respira. Magari adesso dopo una notte in bianco si riaddormenta.
Calma. Una parola, più facile a dirsi che a farsi. L’infelicità non esiste. Ho una lunga lista di cose da fare. Una vita che rimando da un giorno all’altro e le energie si son date latitanti per occultarsi chissà dove.
La felicità ha bisogno di idee chiare, di un significato appassionato e di una strategia efficace…
tu ce l’hai la strategia efficace? … le idee chiare?
Sei sulla buona strada! Come no! Ripeto a me stessa le frasi…

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Sogni nel cassetto e calzini nel…

21422f2be6969f859970f24548d30302Il mio Pc vuole 5 minuti buoni per avviarsi mentre io nell’attesa cerco altrettante ragioni per cui farlo.
L’infelicità non esiste, è solo un’occasione camuffata da problema. Ripeto questa frase a me stessa, per darmi una motiv… azione <<‘nghueee!!! ‘nghueeee!!!!>>
E’ Lorenzo che strilla. Buongiorno mondo.
Si è appena svegliato. Che tempismo! Ha fatto prima che il pc! L’infelicità non esiste… calma. Respira. Magari adesso dopo una notte in bianco si riaddormenta.
Calma. Una parola, più facile a dirsi che a farsi. L’infelicità non esiste. Ho una lunga lista di cose da fare. Una vita che rimando da un giorno all’altro e le energie si son date latitanti per occultarsi chissà dove.
La felicità ha bisogno di idee chiare, di un significato appassionato e di una strategia efficace…
tu ce l’hai la strategia efficace? … le idee chiare?
Sei sulla buona strada! Come no! Ripeto a me stessa le frasi motivazionali di un libro di self help che ho iniziato e finito alla pagina successiva. Non sono riuscita ad andare oltre alla frase: “l’infelicità non esiste…” un po’ perché mi annoiava, un po’ perché Lorenzo piangeva.
Qui non si può stare a menarsela con la mindfullness o happiness che sia, lo yoga, il guru e compagnia bella!
Qui ci vogliono soluzioni express, immediate, forse è più utile un miracolo.

Sono 9 mesi che non dormo, più i precedenti 9 della gravidanza, praticamente 1 anno e mezzo di rincoglionimento ad oltranza, dove si tira avanti guardando il suo faccino paffuto che gorgheggia e che rincitrullisce chiunque, insieme a un “ ce la faremo” che rimbalza da me al mio amore e viceversa per cercare di non mollare.

“La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l’amore, i matrimoni, i funerali. Ogni giorno succedono piccole cose da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l’anima respira e grazie alla quale vive” .
Banana Yoshimoto “Un viaggio chiamato vita”

Suona il telefono, una soluzione trovata due giorni prima c’ha ripensato, ha preferito tornare ad essere un problema. Che culo! Quasi quasi era meglio non rispondere. Suona il citofono. Il ragazzo della consegna a domicilio. Almeno questa funziona. Ormai fa tutto da solo. Lo sa che sono super-iper-incasinata. Apro la porta e mentre io rispondo distrattamente a un’altra telefonata, quasi quasi lo trovo a impilare la spesa nella dispensa. Gente affabile il ciel l’aiuti! … L’infelicità non esiste.
E’ solo un’opportunità travestita da problema. In fondo ho già dimenticato quale sia il problema.
Toh! Un messaggio su WhatApp: Il grande che dovrebbe essere a scuola…
“ Mamma, per sbaglio mi sono portato un calzino di Matteo”
– “ come hai fatto a calzare la tg 36 visto che tu porti il 45???!”
“…Veramente io l’ho trovato dentro al mio berretto!”
Ecco che fine aveva fatto il calzino grigio di SpongeBob!

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Sorrido esasperata, perché la stanchezza ubriaca, almeno quanto un Mojito a digiuno.
E pensare che qualche anno fa facevo tardi per scelta. Studiavo, scrivevo, stiravo, o ballavo a notte fonda, mi bastavano 4 ore buone di sonno ininterrotto per gestire una moltitudine di oneri e passioni…
Passioni. Come quella che ho per i libri, da leggere e quelli che vorrei scrivere.
Passione. Fa rima con Afflizione. Sono stressata perché “vorrei, ma non posso”.
Non c’è tempo, non ci sono energie a sufficienza, la mente non risponde o è il corpo che è in
stand by? Boh. Non dormo perché sono il dispenser di latte materno di Lorenzo, nonché culla, nonché ciuccetto, insomma mamma 24/24, di tre figli maschi.
Che fine ha fatto la donna giovane e dinamica che ero?
Dei giovani ho solo i brufoli sul viso, tanto che l’altro giorno il farmacista sotto casa mi ha fermato dicendomi: “mia moglie ci teneva a farle provare queste creme, prenda pure questa busta di campioncini!”
Avrei voluto rispondere: “Grazie, nel frattempo ha mica un biglietto per Lourdes?”
Invece ho preferito nascondere l’avvampare del mio viso, fuggendo dentro al portone.

Ma quanto costa realizzare i propri sogni? Ma soprattutto chi paga? Possiamo fare ‘alla romana’?

Ripenso al calzino spaiato. Anche i calzini spaiati in un modo o nell’altro trovano un varco per oltrepassare il cassetto. Figuriamoci i sogni. Basta crederci!!!

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Come ho incontrato l’Amore

Dottoressa Maya

Nelle puntate precedenti… Mi sono innamorata di me

Dov’eravamo rimasti? Ci sono. Eravamo rimasti al punto in cui, dopo aver lasciato il lavoro di operatrice di call center, mi sono concentrata a fare della mia vita un capolavoro.

Per la precisione ho iniziato a riaprire i cassetti dei sogni e a tirar fuori i calzini spaiati, pardon! i sogni non ancora realizzati. Una mattina in un briefing con me stessa mi son detta: “Adesso basta. Hai rinviato tanto, anche troppo, il momento in cui prenderti le tue responsabilità!”

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Non che non fossi stata responsabile fino ad allora, intendiamoci, come madre di due bambini, separata per di più, la responsabilità non era mai mancata. Ma come donna, professionalmente e personalmente ero rimasta piuttosto arenata. Dispersa nei “…chissà”, mi ero adagiata nei terreni paludosi del “non ce la farò mai” e me n’ero lavata le mani. Avevo abbandonato i miei sogni seppellendomi…

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Mi sono innamorata di me, e senza risoluzione, per fortuna!

Metto l’acqua su per il tè come ogni mattina. Affaccio il naso fuori per guardare il tempo, l’estate sta per arrivare, il terrazzo è da ripulire, le mie unghie fanno pena come sempre, alla faccia del semigel, potrei travasare il basilico e fingere di essere la casalinga perfetta di una vita fa, ma lo farò più tardi.

La colazione è il pasto che mi prende più tempo, non tanto per la mole di cibo, mangio solo 8 biscotti integrali, ma tra il primo e l’ultimo ripasso la giornata precedente e compilo la lista del giorno appena iniziato. Già, stendo un daily planning al giorno solo per fare poi tutt’altro, così da sempre.

  1. Reperire i documenti per la dichiarazione dei redditi (detto così, sembra che abbia chissà quali cifre da dichiarare, ma stendiamo un velo pietoso)
  2. andare al CAAF
  3. controllare email
  4. sbirciare il saldo sul c/c
  5. passare dal supermercato (cosa mangeremo a pranzo? E a cena?)
  6. stirare i panni
  7. andare a quella riunione per redarre poi l’articolo…

A proposito vediamo cosa c’è sulle prime pagine dei quotidiani. Leggo dal supertelefonino ingrandito e …. Niente, le solite tristezze di cui abbiam piene le vite, le chiamano notizie.

Uno sguardo su face book, la cartina tornasole di un paese allo sbando, diamo il buongiorno agli amici, che se dimentico cominciano a tempestarmi in privato, chiedendomi se sto bene e perché non scrivo, (follower affezionati), approfittiamo per ricaricarci di autostima, postando una buona dose di ironia, utile per affrontare la giornata.

 

.azz! Sono già le 7.30, corro a svegliare i bambini! Il grande quasi quattordicenne come si usa al militare, dopo due chiamate invano, lo tiro giù dal letto di forza, per il piccolo di sette è sufficiente un “ cuoricino di mamma, è ora di andare a scuola!”

Comincia la corsa per arrivare in ritardo, la mia specialità. Ok, non esageriamo. Mi trucco dopo, infilo la trousse nella mia shopping bag, vestita impeccabile (degna figlia di una shopaholic!) non posso trascurare il viso, apro il freezer e tiro fuori un bicchiere per la vodka… tranquilli, non mi alcolizzo di primo mattino, lo tengo premuto sul viso in modo da cancellare le cuciture a doppia costa inglese, che il cuscino ha trasferito sul mio volto, di solito 10 secondi sono sufficienti a riattivare la circolazione.

Dove eravamo rimasti? Ci sono, seducente e femminile quanto basta, le tette rimpolpate al prezzo modico di un push-up, tacchi, agenda e via… fuori! Non ci posso credere! Solo 15 minuti di ritardo, per fortuna!

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A rottura di collo, arrivo a lasciare il piccolo a scuola, bacetto e sospiro. Francesca è già qui, come sempre lei è puntuale, non ha internet, il giornale lo legge in bagno, o al bar dopo, e mentre fa colazione ha già steso lo smalto sulle unghie, lei sì, che sa ottimizzare i tempi! Mi infilo nella sua auto, ormai complici da 3 anni, mi trucco dal sedile passeggero e facciamo un briefing sulle posizioni emotive, sentimentali, economiche delle nostre persone, nonché il resoconto sui rispettivi fidanzati. Subito dopo ci si rifà con il caffettino del bar, e una sigaretta guardando i cup cake da fuori la vetrina, per limitare i danni. Agenda sincronizzata, appuntamento telefonico alla fine del suo turno di lavoro. La mia amica lavora ancora nel callcenter dove ci siamo conosciute, io non più, per quanto sia difficile sbarcare il lunario, ho deciso che indosserò le cuffie solo per la musica, ho passato due anni e mezzo, intensi, sono cresciuta tanto, ho imparato tante cose, ho preso una quantità di vaffa…. Sufficienti anche per la vita nell’aldilà, ho incontrato gente, riso e pianto, ma nella vita, ogni tanto bisogna voltare pagina.

Come quando mi sono separata dal mio ex marito, l’uomo più importante della mia vita, finché non l’ho invitato a correre dall’amante e a togliersi dalle palle.

Ho un continuo bisogno di entusiasmo e di nuovi stimoli e con lui era uno svenarsi di energie soffocate dalla routine e dalla casalinghitudine , non esistono più gli uomini tutti d’un pezzo, colpa delle mamme chiocce, che hanno sacrificato la loro persona per servire marito e figli senza batter ciglio. Il risultato è una vita inappagata e figli immaturi.

Io non sono così , io sono per la cooperazione, non sono una mamma iper apprensiva, i genitori devono insegnare ai figli a cavarsela da soli, né sono una maniaca dell’ordine, in fondo ho i miei  buoni motivi. Metti che arrivino i ladri, devono impegnarsi a mettere in ordine prima di trafugare  qualcosa. E poi cosa dovrebbero portare via? Il pezzo migliore (figli a parte) cammina con me, non parlo del corpo, minuto e modesto, quanto dell’anima e della mia testa.

Come diceva la mia preside alle scuole superiori:  “la cultura e l’intelligenza sono qualcosa che nessuno potrà mai sottrarvi, sempre che l’abbiate acquisita.” Già perché nell’era del 2.0 si può scegliere solo di restare ignoranti, che nell’incoscienza si vive più quieti , ma se hai un pizzico di materia grigia, non puoi non essere una spugna pronta a recepire impulsi e stimoli e a imparare non solo come sopravvivere, ma anche a essere migliore, ad apprezzare e a preservare la bellezza.

Ci risiamo, son caduta nel tasto dolente, la bellezza è soggettiva, si dice, secondo me risiede nell’armonia delle cose, del creato e non certo nel mio vicino di casa, che continua a chiedermi di uscire insieme.

Io sono una donna esigente, ma non di cose materiali, lussi e sfarzi, bensì di acume intellettuale, cosa ormai rara, dunque i corteggiatori con me hanno vita breve, anzi brevissima, giusto il tempo di ridere delle banalità che dicono o fanno.

Intendiamoci, credo ancora nella vita di coppia, ma con la variante che ognuno risieda a casa propria. Ho bisogno dei miei tempi e dei miei spazi, può capitare che nel cuore della notte mi venga l’ispirazione per scrivere o dipingere, oppure che debba assistere un figlio con la febbre o un’amica in lacrime per il fidanzato, o ancora presa dal senso del dovere,  debba stirare l’ultima pila di panni, e a qualunque ora raggiunga il letto c’è sempre la battuta di Rossella che mi echeggia nella testa: “domani è un altro giorno!”

Nella mia vita precedente avevo l’ansia della moglie perfetta, e l’ho sfiorata di molto,  qualcosa tipo pasta fresca fatta in casa, conserve, dolci, liquori, ricamo, decoupage, pittura, fiori sul terrazzo e frate indovino appeso sul muro. Questo finché il mio ex non si scoprì invaghito di una donna inetta e insignificante, di dieci anni più grande di me, viste le qualità doveva essere per forza amore, o al massimo una storia di sesso stellare. Comunque decisi di riconquistare la mia vita, tagliai i capelli corti e ne feci un punto di forza, Monnalisa era stata seppellita, tornai a credere nel mio sogno: scrivere. Oggi collaboro per un paio di testate on line, sto imparando a impaginare la mia vita insieme ai miei figli e non smetto di cercare nuovi equilibri, c’è sempre un amore per cui struggersi, in fondo è il motore della vita, ma ho imparato che dopo i bisogni primari dei miei pargoli ci sono io. Mi sono innamorata di me, e senza risoluzione, per fortuna!

 

Come ho incontrato l’Amore

 

Nelle puntate precedenti… Mi sono innamorata di me

Dov’eravamo rimasti? Ci sono. Eravamo rimasti al punto in cui, dopo aver lasciato il lavoro di operatrice di call center, mi sono concentrata a fare della mia vita un capolavoro.

Per la precisione ho iniziato a riaprire i cassetti dei sogni e a tirar fuori i calzini spaiati, pardon! i sogni non ancora realizzati. Una mattina in un briefing con me stessa mi son detta: “Adesso basta. Hai rinviato tanto, anche troppo, il momento in cui prenderti le tue responsabilità!”

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Non che non fossi stata responsabile fino ad allora, intendiamoci, come madre di due bambini, separata per di più, la responsabilità non era mai mancata. Ma come donna, professionalmente e personalmente ero rimasta piuttosto arenata. Dispersa nei “…chissà”, mi ero adagiata nei terreni paludosi del “non ce la farò mai” e me n’ero lavata le mani. Avevo abbandonato i miei sogni seppellendomi in una quotidianità che non mi soddisfaceva (tolta la parte in cui cucinavo cose buonissime).

Ho saltellato da una redazione all’altra, come dalle relazioni con uomini sbagliati, ho tentato di far apprezzare il mio lavoro, ci sono anche riuscita, ma non sono stata remunerata.

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Per questo motivo conto più esperienze di lavoro fallite, che amanti. Sotto il profilo sentimentale posso dire che, dopo un breve excursus nel libertinaggio, ho realizzato che: “ c’è un mondo perso” e non trovando le redini per salvare il tutto, mi sono estraniata un po’ per innamorarmi di più di me.

 

La generosità ha un limite, non sono né una crocerossina, né un juke box del sesso, il mio preziosissimo tempo non andava sprecato con eterni Peter pan, in fondo avevo due bambini da accudire, non volevo avere pure l’amante a carico!

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Periodicamente facevo terapia con le mie amiche davanti a uno spritz: psicanalisi in economia e tante risate nel tentativo di non piangerci addosso, tutto questo fin quando non ho incontrato un uomo.

L’uomo. Finalmente. Lui.

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Costui ha scardinato tutte le credenze popolari più diffuse, una fra tutte: gli uomini non sono tutti stronzi, qualcuno si salva ed è possibile salvarsi insieme.

Salvarsi da che? Dal rischio di diventare persone ciniche e aride. Di perdere fiducia nell’amore e con essa la capacità di essere umani.

Ci siamo finalmente incontrati e dato inizio a quello che di solito conclude le favole: “…e vissero felici e contenti per sempre”.

Non ci siamo sposati, avevamo già fatto entrambe questa cosa con partner sbagliati, semplicemente ci siamo incontrati per un te (che lui ha definito “brodaglia nauseabonda”), in un bar con i tavoli all’aperto, in un pomeriggio di vento, ci siamo presi per mano e non ci siamo più lasciati.

Poi, si sa, da cosa nasce cosa, e dopo tre mesi di rose, suite e champagne ero incinta del mio terzo figlio…

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Ma di questo ne parlerò nei prossimi giorni… Quello che ho capito negli ultimi quattro anni della mia vita merita di essere condiviso.

Ho capito che se lo desideri la vita è piena di chance, basta fermarsi a riflettere e predisporsi nello stato d’animo giusto: allinearsi con i propri sogni. Prendersi cura di se stessi, e dei propri desideri, questo è già compiere un primo passo per realizzarli.

E tu? Come immagini la tua vita nei prossimi 10 anni?

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