Serendipità. Esiste?

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Un mercatino, un libro. Una dedica

Natale 1983

Sergio regala a “For You” L’educazione sentimentale di Flaubert, senza averlo mai letto.

Chiude la dedica con un “Ti Amo”

Augusta 2017

Valeria ha acquistato Flaubert in un mercatino, in una bancarella tra la frutta e la verdura.

Questo libro l’ha chiamata e lei lo ha portato con sé a casa.

Trovando la dedica, Valeria si incuriosisce e lancia una ricerca online.

Missione: trovare Sergio.

#CercandoSergio

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Lei/lui avrà in tutto questo tempo: perso, venduto, gettato il libro, e probabilmente anche abbandonato Sergio.

Passi per il fidanzato, ma come si fa a smarrire o gettare un libro???

Io, che leggo da quando ho imparato a farlo, e ho iniziato leggendo le insegne luminose dei negozi, che correvano lungo il percorso dell’auto dei miei genitori e non ho più smesso.

Io, che se non leggo sto male e quindi leggo sempre. Non posso pensare che qualcuno maltratti i libri.

A questa abitudine costruttiva ho aggiunto il piacere di scrivere. Scrivo poesie, racconti, sogni, liste della spesa che puntualmente dimentico a casa, e infinite liste di ‘cose da fare’ nel mio quotidiano, solo per poterle sovvertire e stravolgere ogni giorno.

Ho cacciato la signora delle pulizie perché avrebbe voluto gettare i libri già letti, che non trovavano posto nella libreria. Oggi ho una colf che compra i quotidiani, solo per foderare il top degli armadi e ripararli dalla polvere! Se non legge, quantomeno sostiene l’editoria pulendo! La cultura è qualcosa che ti permette di raggiungere qualcos’altro, non si può sottovalutare il potere della conoscenza.

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Leggere fa bene.

Conoscenza, consapevolezza, libertà, meno polvere e ragnatele, forse anche quelle che stanno nel cervello.

Ma torniamo a Sergio. Se lo avessi di fronte gli chiederei:

“Perché hai regalato un libro senza averlo mai letto? Scrivi che volente o nolente lei/lui avrà comunque a che fare con autori francesi, ma non ti sei posto il dubbio che magari la lettura del libro potesse creare disagio, fastidio, sofferenza? Un libro è qualcosa di talmente intimo, che come un profumo, non può essere scelto a caso. A scatola chiusa. Tranne che sia il lettore stesso ad imporsi un tale effetto sorpresa.”

Era Natale quando un’amica, mi regalò un libro, ricordo che non mi piacque, e che la lettura mi fece stare male per giorni, in quanto toccava il tasto dei ricordi, riportando alla memoria episodi, che avrei voluto cancellare per sempre. Per un periodo arrivai a pensare che quel libro era stato uno scherzo di cattivo gusto, scelto forse nell’intento di ferirmi. Pura cattiveria. In seguito minimizzai pensando ad un acquisto fatto con superficialità. Ancora oggi non so cosa sia peggio: la cattiveria o la superficialità.

Adesso #CercandoSergio, e trovarlo servirebbe a conoscere l’identità del destinatario della dedica.

Io intervisterei lei/lui e gli chiederei: “Anche tu, hai avuto l’impressione, che Sergio abbia riciclato un libro che aveva ricevuto a sua volta in regalo?”

Magari è stata proprio quella Carla, la collega di Lingue, quella che condivideva con lui le lezioni di francese. E invitandolo a studiare insieme, gli ha regalato “L’educazione sentimentale”, anche se avrebbe fatto meglio a regalargli un libro di anatomia o un manuale di Kamasutra. Lei era piuttosto audace, e lui decisamente impedito, sembrava che si dovesse ‘imboccarlo col cucchiaino’, aiutarlo a capire ciò che a tutti era evidente. O almeno questo era ciò che mostrava, tra lo sfigato e il bohemien (questa è l’immagine che mi sono costruita di lui, poi chissà…)

E  poi vorrei chiedere a Sergio:

“ma che dedica è questa?!? Dov’è la passione, e il romanticismo?”

E già lo immagino lì. Ancora con quell’aria da falso bohemien, di quello che della Francia in realtà amava solo le parigine, le donne parigine. Quelle con quel nasino da snob, che sniffano parfum tutto il giorno, perché dalla fabbrica di Grasse si diffondono per tutta la Francia, metropolitana inclusa.

Le donne che si vestono, escono la mattina e rientrano la sera tardi, sempre con gli stessi capi, ‘sbucciate’ strato dopo strato, dai vestiti, come dalla pesantezza degli oneri del giorno, dalle nuvole di pensieri e dai baci rubati ieri.

Lì Sergio ammetterebbe:

S.: – “Io avrei voluto, ma non ho trovato. Flaubert parlava di uno sfigato: Frédéric, sembra che se la sia spassata, ma in realtà è rimasto solo, a scartare disillusione, e a bere per ricordare. Ricordare i bei tempi, quelli in cui lui ci credeva. Credeva all’amore…”

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Vuoi dirmi che il destino di Frédéric somiglia al tuo?

S.: – “Ho acquistato il libro credendo di trovare qualche suggerimento importante sul modo di condurre la vita e il sentimento, ma dopo aver letto che lo stesso Flaubert lo definì ‘poco divertente’, ho smesso di leggerlo, aveva ragione. Si tratta di una raccolta di belle frasi ad effetto, di quelle che, o lei cede alla tentazione, o decide radicalmente di farsi monaca. Quello era il periodo ‘confuso’ non sapevo cosa fare. Un giorno mi piaceva Carla, un altro Giovanna e poi c’era Claudio, il nostro rapporto era fantastico, ma strano.”

 

 Solitamente in una dedica si scrive il nome del destinatario, A Carla, A Giovanna, A Claudio, e se non si vuol venire scoperti da occhi indiscreti si omette la firma, si usa uno pseudonimo, un vezzeggiativo, un’icona stilizzata, qualunque cosa possa identificarti ai soli occhi dell’interessato.

Sergio devo dirtelo: mi sembri un narcisista confuso. Uno di quelli che non sa a chi regalerà questo libro e nel dubbio usa “For You”. Scaltro stratagemma, devo ammetterlo.

A questo punto cosa hai fatto: hai lanciato in aria una monetina e hai fatto scegliere al caso?

S.: – “No. Come fai in fretta, tu, a sputare sentenze! L’ho regalato a una collega di cui non conoscevo il nome. Ci lanciavamo sguardi a lezione, durante Storia della letteratura francese, ma lei fuggiva tutte le volte che tentavo di raggiungerla e parlarle. Così un giorno le lasciai il libro di Flaubert, sul posto che solitamente occupava, sperando che trovandolo si persuadesse a fermarsi per conoscerci. Ma non è stato così. Non venne più a lezione, poi dopo qualche mese seppi, che aveva lasciato gli studi, ma nessuno sapeva come si chiamasse e dove trovarla. Non l’ho più rivista.”

Ti piacerebbe ritrovarla, oggi?

S.: – “No. Oggi sono felice così. C’è un tempo per ogni cosa.

Oggi preferisco il ricordo, all’abbaglio di un illusione.”

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Tante volte cerchiamo di scavare nell’animo altrui, per la curiosità di sapere, conoscere come sarebbe stato se, se solo il destino di quelle persone avesse girato per il verso giusto, o per il verso sbagliato, chissà. Quante volte da piccola riflettevo sulla opportunità di scegliere il finale di una storia. Scelta A o scelta B? Le conseguenze? Cercavano sempre di responsabilizzarmi i miei genitori. Non c’era azione che non richiedesse una valutazione preventiva delle conseguenze, dei rischi e pericoli che avrei corso, tanto che pensavo da grande sarei divenuta un perito assicurativo o qualcosa di simile, dopo tanto valutare le percentuali di rischio! Ancora oggi quando non riesco a decidermi su quale via imboccare al bivio della vita, prendo carta e penna e dividendo in due la pagina, valuto pro e contro di una scelta, e/o di una non scelta.

Dovremmo sempre valutare insieme ai rischi che comporta una scelta, il rischio che ne conseguirebbe a non scegliere affatto, e a restare inermi in attesa che, accada qualcosa, o che qualcuno operi una scelta al posto nostro.

Calcolare, valutare, riflettere, decidere, sono azioni che implicano l’intervento della ragione, dell’intelletto, del freddo calcolo della mente. Ma quando si tratta di sentimenti come bisogna comportarsi?…

Quando desideri ardentemente qualcosa tutto l’universo cospira con te, affinché accada.

Questo dialogo semiserio è totalmente frutto della mia immaginazione, l’intento è puramente ludico, non vuole recare offesa a nessuno dei soggetti direttamente o indirettamente coinvolti.

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P.s.: è più facile che vi presti il fidanzato, che un mio libro.

Fossi in voi, nel dubbio, non chiederei né l’uno né l’altro.

Sono gelosa!

(To be continued)

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